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domenica 21 ottobre 2012

Il Mostro

Lo Stato italiano

Una belva feroce si aggira per l'Europa.
Un mostro peggiore di una voragine infernale o di un abisso lovecraftiano.
I Cavalieri del Mercato Chicco Testa e Michele Boldrin lo hanno smascherato. Si tratta in realtà dell'elefantiaco, opprimente, tiranno Stato italiano. Ricercato dalle autorità da anni, ne è stato dato un identikit, nella foto, ma soltanto alcuni dei suoi temibili collaboratori, come Er Batman, sono stati catturati.
Come i nostri Cavalieri annunciano, è lui la causa della crisi in italia: bisogna smantellarlo, rottamarlo, annientarlo, polverizzarlo, perché non è mai stato fatto...o no?
Citiamo alcuni esempi di marginalissime privatizzazioni/liberalizzazioni, a braccio:

-Autostrade: ora monopolio privato;
-Telecom: vedi sopra;
-SME: in attivo fino ai '90, smembrata e svenduta a pezzi a colossi alimentari quali Barilla e Nestlè;
-Assicurazioni RCA, ora tra le più care d'Europa dalla metà degli anni '90 costi più che raddoppiati;
-ENI: da sempre ha bilanci in attivo, ma dalla privatizzazione ha dimezzato il numero dei dipendenti;
-IMI, istituto di credito in attivo di oltre 400 mld di lire nel '93, privatizzato e poi fuso con la San Paolo di Torino.

Poi si potrebbero pure citare altri asset strategici (massì parliamo come i Cavalieri del Mercato) tipo Alfa Romeo, Alitalia, BCI, buona parte di Enel e molte altre partecipazioni IRI.
Per tutti questi incredibili successi bisogna ringraziare tante persone..
Culturalmente parlando l'ordine dei Cavalieri del Mercato, sempre attivo ed impegnato in operazioni simpatia, mentre politicamente si potrebbero citare la Comunità Europea, il trattato di Maastricht nonché l'ex presidente dell'IRI Prodi, l'ex ministro Andreatta, i governi (ancora) Prodi, D'Alema, Berlusconi...degni predecessori degli attuali "tecnici", tutto sommato.
La verità è che le cosiddette liberalizzazioni hanno fallito miseramente, permettendo di fare (poca) cassa e ottenendo servizi peggiori (lo si può negare?) e costi maggiori.
Solo chi ha gli occhi foderati di ideologia può pensare che affidando tutto al Dio Mercato si possa risolvere ogni problema: ma davanti alla realtà si scopre come la Concorrenza sia un'utopia persino più irraggiungibile di quella comunista.
I ladri in Parlamento (e in Senato), nelle Regioni, la questione morale e la pulizia nella politica sono sacrosante, ma economicamente parlando non sono nulla rispetto alle scelte ideologiche liberiste che sono state compiute negli ultimi 20-30 anni e che hanno contribuito a portarci alla crisi attuale.

14 commenti:

  1. Ci vuole veramente un bel coraggio a definire liberista un paese che si divora il 52% del PIL in spesa pubblica e con la tassazione fra le più alte al mondo. La privatizzazione più recente che citi risale a venti anni fa (con l'eccezione di Alitalia che è stata privatizzata solo dopo essere fallita), alla faccia delle "scelte ideologiche liberiste" degli ultimi venti anni, ma quando mai? Ci vuole anche un bel coraggio a definire come "poca" la cassa fatta, lo Stato italiano ha incassato un fiume di miliardi negli anni 90. Dove sono finiti tutti quei soldi? Perchè non si è ridotto il debito pubblico con quella montagna di soldi? Tutta colpa dei liberisti brutti e cattivi ovvio! Fra i quali incredibilmente fai rientrare boiardi di Stato centralisti-statalisti come Prodi che hanno fatto l'opposto di quanto sarebbe servito per aprire il mercato in Italia trasformando monopolisti di Stato in monopolisti privati che sono rimasti più o meno direttamente sempre sotto il controllo dello Stato. Sempre alla faccia del liberismo, s'intende.

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    1. Quelle citate sono le più "tristemente" famose, per i quali si sono verificati aumenti di prezzi e peggioramenti dei servizi.
      Io non ho definito l'Italia paese liberista, comunque tra il 99 ed il 07 il rapporto spesa pubblica complessiva e PIL in Europa era questo:
      France 53
      Austria 51
      Italy 48
      Germany 47
      Netherlands 46
      Greece 45
      Portugal 43
      Spain 39
      Ireland 33
      E conta che il saldo primario nello stesso periodo era il migliore di tutti, ad eccezione dell'Irlanda...il problema eran gli interessi sul debito, per i quali anche la "cassa" fatta negli anni '90 non ha potuto fare molto...o non penserai che se li sia magnati Er Batman :-)?
      L'italia aveva un'economia cosiddetta "mista": ho solo fatto notare col senno di poi che quelle privatizzazioni hanno fallito, ossia non hanno garantito servizi e prezzi migliori come si pensava. Non so come chiamare Prodi e gli altri che hanno reso aziende pubbliche delle Spa, statalisti non direi. E non so nemmeno quale sia lo Stato che avrebbe attualmente il controllo di monopoli privati.

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    2. Andrea, forse la cosa ti coglierà impreparato, ma l'Italia ha sottoscritto il trattato di Maastricht che è una sorta di manifesto ideologico liberista e di conseguenza ha sottoscritto il fiscal compact e accetta le risoluzioni europee che impognono di diminuire l'impronta dello Stato e ha messo in campo la sussidiarietà delegando alle amministrazioni locali parti sempre più grosse di sovranità ed ha applicato le ricette dell' austerità espansiva che sono ricette folli e liberiste ed ha diminuito sempre più i finanziamenti a scuole, sanità, servizi in generale, ed ha privatizzato un sacco di aziende statali ed ha liberalizzato il movimento dei capitali dopo aver effettuato il divorzio tra tesoro e banca d'Italia. Vuoi che continui?

      Insomma, non siamo ancora uno stato completamente liberista, ma la strada è quella buona e i passi fatti sono davvero tanti.

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    3. Secondo l'indice annuale della libertà economica prodotto da Heritage Foundation nel 2010 l'Italia è appena settantaquattresima in libertà economica classificandosi dietro paesi come l'Armenia, i passi da fare per avere uno Stato liberista (io direi liberale, ma non stiamo a sottilizzare) sono ancora davvero tanti. Ed anche per quanto riguarda l'indice delle liberalizzazioni siamo messi davvero molto male con l'economia italiana che nel suo complesso risulta liberalizzata appena al 52%. Non capisco perchè l'autore del blog poi si fermi ai dati del 2007: nel 2012 il rapporto spesa pubblica/PIL in Italia è arrivato ad oltre il 51%, un'enormità! Alla faccia del liberismo! Ecco dove sono andati a finire tutti quei soldi (oltre che nella pancia d'Er Batman). Senza considerare il crollo della spesa per interessi sul debito di cui abbiamo beneficiato con l'ingresso nell'Euro, un altro fiume di miliardi risparmiati che di nuovo ci avrebbe dato la possibilità di abbattere il debito pubblico senza lacrime e sangue. Ed invece come al solito tutto è stato buttato in nuova spesa pubblica, nonostante Diego dica il contrario probabilmente condizionato dalle consuete giugulatorie contro i tagli e la macelleria sociale, quando nella realtà si è continuato a fare l'esatto contrario lasciando correre la spesa pubblica fuori controllo. Definire poi il trattato di Maastricht "una sorta di manifesto ideologico liberista", scusami ma mi pare davvero una grossa sciocchezza. Il Fiscal Compact certo è stato firmato da Berlusconi, ma appena ha capito cosa ha firmato si è dimesso. Sono proprio curioso di vedere chi in Italia potrà mai attuare una politica del genere, temo che non verrà mai fatto e per questo purtroppo vedo il fallimento dietro l'angolo.

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    4. Guardi, può leggere tutte le classifiche che vuole, stilate secondo criteri più o meno "fantasiosi" da istituzioni (private) più o meno affidabili ma credere che l'Italia si collochi dietro l'Armenia quanto a libertà economica, beh, mi perdoni, ma è come credere alla befana!
      Mi spiega poi cosa significa che "L'economia italiana risulta liberalizzata appena al 52%"?

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    5. ah, ho capito. Andrea, tu sei di quelli che "stiamo fallendo a causa del debito pubblico".
      In bocca al lupo, sarai il carnefice di te stesso.

      Il trattato di Maastricht è un trattato ideologico: per esempio il limite del 60% di debito pubblico e l'obiettivo del 2% di inflazione, una BC che si occupa solo di mantenere bassa l'inflazione e null'altro sono impostazioni che puntano a ridurre lo stato per lasciare ai mercati la palla, perché i mercati funzionano. Beh, ti invito a rivedere le tue teorie: stiamo affondando a causa della finanza privata, non di quella pubblica.

      Ti passo un articolo di un professore universitario di Torino e copincollo qui le conclusioni.
      http://www.nuovi-lavori.it/newsletter/article.asp?qid=1109&sid=17
      "La spesa pubblica italiana totale e` ingente, ma questo e` dovuto al fatto che l'Italia paga interessi su un debito pubblico accumulato da più di vent'anni e che il nostro sistema pensionistico è assai "generoso". Quest'ultimo e` gia` stato corretto con rigore ed e` difficile prevedere di intervenire ulteriormente su di esso. Ora si puo' unicamente intervenire sulla spesa primaria non pensionistica.

      Come detto, quella italiana è una delle piu' basse in Europa: forse sara` necessario riorganizzarla, provvedendo a gestirla meglio; ma i dati analizzati non permettono di concludere che, relativamente a quella degli altri principali paesi europei, essa sia eccessiva e che vada quindi ridotta."

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    6. Tra il 1981 e il 2011, le uscite correnti dello Stato sono raddoppiate (+105%) e nel 2011 la spesa corrente ha raggiunto la mostruosa quota di 672,6 miliardi di euro, solo nell’ultimo decennio è aumentata quasi del 20%! Contemporaneamente la pressione fiscale è aumentata di 5 punti negli ultimi 10 anni per coprire questo costante aumento di spesa. Caro Diego l'Italia sta fallendo per un debito pubblico pari al 120% del PIL ed una tassazione fra le più alte al mondo che strozza l'economia.
      Cosa diavolo c'entra la "finanza privata" in tutto questo francamente non riesco a capirlo, la politica in Italia non sa fare altro che aumentare la spesa per cercare consensi, e adesso che i soldi sono finiti mi volete far credere che la spesa è bassa, ed addirittura avete il coraggio di attribuire la colpa del disastro in cui ci siamo infilati al "liberismo sfrenato". Ma fatemi il piacere....

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    7. @Andrea
      liberismo non significa avere un paese come gli USA con tassazione al 15% e quindi il 17% della popolazione senza assistenza sanitaria, un sistema di istruzione pessimo (PESSIMO! e bada bene, quello nostro pre Euro era tra i migliori perché uscivamo con il mazzo fatto così.. e quindi con una marcia in più. Non vi dico quale facoltà di ingegneria era vista con buona luce in Europa) e con il più alto tasso di criminalità al mondo.

      E Liberismo non significa nemmeno avere il peggiore ascensore sociale (NUMERI) del mondo (occidentale) insieme alla GB né il più elevato tasso di precariato.

      Ops, sì, significa questo.
      e come lo fai?
      1) privatizzando e quindi creano monopoli.
      Il governo Prodi ha svenduto asset strategici regalando 350 mld di euro (TRECENTOCINQUANTA)
      Nel frattempo le tariffe sono aumentate e i servizi peggiorati.

      2) il liberismo parte sempre da una moneta ancorata ad un cambio fisso.
      a cosa serve? ad eliminare i diritti sindacali e ridurre al minimo gli stipendi.
      mi pare che siamo nell'euro o sbaglio?


      ogni discussione che non tiene conto del fatto che il reddito di una persona è uguale non solo a quello percepito ma pure a quello dei servizi gratuiti ottenuti E' UNA DISCUSSIONE FALLACE!

      il problema del nostro paese che aveva un debito pubblico stabile al 60% e una pressione fiscale stabile al 30% prima del divorzio BdI-Tesoro è quello di aver aderito all'Euro e quindi a dettami LIBERISTI.

      LIBERISTI PER DEFINIZIONE.
      per i puri liberisti, il fatto che esista ancora un minimo di Stato dico solo che le cose non si cancellano dall'oggi al domani.
      Ma badate bene: LA STORIA VI HA ASFALTATI!

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    8. @valsandra Solo alcuni semplici fatti che probabilmente ignori:

      1-Il sistema universitario USA è il migliore al mondo ed accoglie ogni anno migliaia dei nostri migliori cervelli in fuga dal sistema accademico italiano notoriamente nepotistico-clientelare-mafioso (ma rigorosamente PUBBLICO)
      2- Negli USA Medicare e Medicaid forniscono assistenza sanitaria ad anziani (>65 anni) e poveri (< 60000 dollari/anno per famiglia) non coperti da assicurazione privata.
      3-Privatizzare non crea necessariamente monopoli, anzi lo scopo della privatizzazione è esattamente l'opposto, rompere monopoli e favorire la concorrenza. Ovunque vi sia piena concorrenza le tariffe scendono ed aumenta efficienza ed occupazione.
      4-Il debito pubblico italiano era il 121% del PIL già nel 1994, 8 anni prima dell'introduzione dell'Euro.
      5- Prima del divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia l’inflazione superava il 20 per cento (!!!!) e sarebbe continuata a crescere senza intervenire perché pretendere di pagare i propri debiti stampando pezzi di carta non può durare all'infinito. Altrimenti basterebbe stampare carta all'infinito per vivere ricchi e felici senza neanche aver bisogno di lavorare. Purtroppo non funziona così.

      Così per tua informazione....

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  2. @saverio Il metodo seguito per l’elaborazione dell’" Indice delle Liberalizzazioni" è quello del benchmarking, ossia del confronto con le eccellenze internazionali attraverso indicatori qualitativi e quantitativi: il risulto, espresso in “percentuale di liberalizzazione” rispetto ai modelli più virtuosi, aiuta a capire intuitivamente qual è lo stato di avanzamento del processo di liberalizzazioni nel singolo settore rispetto al paese benchmark ossia il paese più liberalizzato in quel settore. I settori analizzati sono: mercato elettrico, mercato del gas naturale, servizi idrici, telecomunicazioni, trasporto ferroviario, trasporto aereo, trasporto pubblico locale, infrastrutture autostradali, servizi postali, televisione, servizi finanziari, ordini professionali, mercato del lavoro, fisco, pubblica amministrazione e mercato dell’arte.
    Caro Saverio a furia di irridere queste statistiche che immancabilmente relegano l'Italia agli ultimi posti, la nostra economia sta lentamente morendo. I numeri sono numeri, se i numeri ti danno torto non devi cambiare i numeri ma devi cambiare idea!

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    1. Non intendo offendere la tua religione Andrea voglio solo mettere un ultimo commento per ricordarle che:
      -la spesa primaria, ossia quella costituita dalle manovre governative, dal welfare dalle pensioni, sanità, costi della politica ecc... è da venti anni TRA LE PIù BASSE D'EUROPA. Nel link di Saverio lo vede. E lo diceva anche Monti sugli editoriali del corsera fino a qualche anno fa e pure l'UE.
      - la spesa per interessi è più alta (vedi i miei dati sopra 99-07) perchè GLI INTERESSI sulla spesa sono alti a causa della dimensione del debito. Sul perchè gli interessi si sono gonfiati in quel modo dagli '80 ci sono molte cose interessanti da leggere, se ti interessa fammelo sapere.
      - La crisi è causata da aziende che chiudono e famiglie che erodono i loro risparmi: queste condizioni vanno ad ingrossare il debito pubblico, ma non ne sono un effetto. Le imprese chiudono perché non sono competitive e la bilancia commerciale italiana è peggiorata nell'ultimo decennio. Il debito pubblico è alto da ormai 30 anni, ma la crisi si è palesata negli utlimi anni per problemi del settore PRIVATO ok? aziende, imprese chiamale come vuoi, non ce la fanno più. E prima che tu lo dica: non è nemmeno colpa (se non marginalmente) delle tasse che non sono cresciute significativamente da prima della crisi.

      Consiglio comunque un bel giro su Goofynomics del prof. Bagnai, nel mio blogroll, poi ne riparliamo.

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  3. Non nego il contributo della finanza privata alla crisi mondiale, ma osservo che da più di 20 anni l'Italia cresce molto meno degli altri paesi europei mentre subisce recessioni più pesanti e durature durante le crisi. Non nego neanche che il motivo principale (ma non l'unico) dell'enorme spesa pubblica sono da un lato l'enorme debito accumulato e dall'altro un sistema pensionistico che ha mandato gente in pensione a 40 anni. La situazione purtroppo è questa, decenni di cattiva politica ci hanno letteralmente "mangiato il futuro", ma pretendere di scorporare dalla spesa pubblica quella parte che non ci piace, pensioni e interessi sul debito, è un puro esercizio teorico che non porta da nessuna parte. Quei debiti sono nostri e dobbiamo ripagarli.
    Contesto poi un'affermazione che mi pare un'enormità: che le aziende non siano in difficoltà per colpa delle tasse. Ha mai provato ad avviare un'attività? Ha mai provato ad assumere qualcuno? Io penso di no, altrimenti si guarderebbe bene dallo scrivere una cosa del genere. Solo vivendolo di persona ci si rende conto del peso insopportabile dello Stato sulla nostra economia, sia sotto forma di tasse che, forse ancora peggio, sotto forma di burocrazia. Inoltre anche lavorando nel privato si scopre come spesso sia lo Stato la fetta di mercato più sostanziosa (capita in un'infinità di settori, ad esempio a tutte le aziende di TLC). Questo fatto è una totale sciagura poiché i criteri di assegnazione degli appalti nel pubblico non sono quasi mai basati su logiche di mercato, comprare l'offerta migliore o più conveniente, ma su logiche di potere, si compra dagli amici che magari poi ci assumono il figlio ed il nipote, anche se è un cretino. Ne consegue che le aziende selezionano il proprio personale dirigente non in base alla capacità, all'efficienza ed all'innovazione, ma in base alle conoscenze ed alle "entrature" nei palazzi. Ovvio che poi il management risulta di pessima qualità e quindi la produttività crolla miseramente (e su questo almeno siamo d'accordo). Infine il settore bancario che in Italia é sotto il controllo della politica per mezzo delle fondazioni bancarie. Fondazioni che di nuovo agiscono con logiche politiche anziché di efficienza economica, impedendo alle banche di capitalizzarsi come potrebbero per non perderne il controllo e dirigendo l'economia indebitamente attraverso il controllo politico del credito. Tutti questi fattori che strozzano l'economia italiana hanno un comun denominatore: LO STATO ITALIANO. Riduciamone il perimetro il più possibile ed avremo tutti da guadagnarci, a cominciare dai più poveri.

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  4. A proposito di privatizzazioni..

    Nel febbraio 2011 il 98,2% dei berlinesi ha chiesto il ripristino della gestione pubblica dell'acqua: «le bollette in una decina d’anni erano aumentate del 35% pur essendo la città ricchissima di acqua, mentre le società che erano entrate con il 49% nel servizio idrico (Rwa e Veolia, quest’ultima interessata anche all’Italia) avevano realizzato molti più utili del 51% pubblico, praticamente mangiandosi tutti gli aumenti e sottraendo così grandi risorse alle casse cittadine.
    [...] Dovrebbe essere un motivo in più per non tentare di forzare e manomettere il referendum che [...] ha sancito anche in Italia la volontà di non affidare a voraci società private, peraltro in massima parte straniere, l’acqua che è un bene comune. [ma] un Parlamento ridotto ad essere la voce di un lobbismo selvaggio e improprio, […] si appresta ad abbandonarsi […] al vacuo mantra delle privatizzazioni che in Italia sono state massicce negli ultimi 15 anni con il risultato della crescita zero […] Il disegno è quello di fare gli interessi di se stessi o delle proprie convinzioni instaurando una specie di dittatura della necessità.
    […] La vicenda di Berlino e anche quella di Parigi dove è avvenuta la medesima cosa, dimostra che nel medio periodo le privatizzazioni dell’acqua [portano a] bollette più pesanti e aggravano [i] conti pubblici».

    «Bruxelles ha aperto ieri un‘inchiesta ufficiale sul mercato dell’acqua in Francia: sotto accusa due multinazionali idriche come Suez e Veolia e una più piccola, la Saur. Tutte e tre francesi, [...] e un mucchio di euro già pronti per bersi anche l’acqua italiana.
    Le ragioni [...] sono le solite a cui siamo abituati da un capitalismo che fa della concorrenza un feticcio ideologico privo di consistenza dentro una realtà costituita invece di cartelli, di accordi sottobanco fra potentati pigliatutto: si sospetta un’intesa fra le tre società per mettersi d’accordo sugli aumenti vertiginosi delle tariffe che si sono avuti in questi anni. [...] in Francia sono ormai oltre 400 i comuni, Parigi compresa, che sono tornati o stanno tornando alla gestione pubblica, visto che le bollette aumentano senza alcun miglioramento del servizio, con investimenti inesistenti o micragnosi e quando assolutamente necessari caricati sulle spalle del socio pubblico. Un modello continentale di economia parassita realizzato attraverso privatizzazioni di sistemi in cui non è possibile una reale concorrenza. [...] mentre in tutta l’Europa si ritorna alle gestioni pubbliche – e non solo dell’acqua – noi percorriamo il tragitto inverso [...] mentre in Austria, Germania e Olanda si discute [...] di come meglio tutelare il lavoro, da noi si cerca di realizzare la precarietà perfetta come panacea dello sviluppo».

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  5. @andreabertocchi
    Il debito pubblico italiano è aumentato a partire da una certa data, molto precisa: il 1981, l'anno del "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia, voluto da Andreatta. Ciampi e anche Monti (che allora contava meno, ma era già tra di noi).
    Con questo provvedimento la Banca d'Italia ha smesso di monetizzare il debito pubblico, e di calmierare le aste. Ha cioè smesso di fare quel che fanno tutte le banche centrali del mondo, tranne oggi la BCE, e ciò per il quale le banche centrali sono state inventate da Napoleone Buonaparte, proprio per sottrarre gli Stati alla tirannia bancaria.
    Il debito pubblico, e gli interessi sul debito, si impennano a partire da quella data (prima era al 60%, stabilmente, e prima ancora inferiore). Sono gli interessi che hanno fatto salire il debito, e non il contrario. Lo dice Andreatta stesso:
    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30
    E' di Bagnai (http://goofynomics.blogspot.it/) il merito di avere scovato e messo a disposizione questo documento "storico".
    Peraltro, non conosco nessuno che neghi esplicitamente che il debito pubblico italiano sia costituito dagli interessi. Forse Boldrin, ma non so, perché non lo seguo. Molti glissano e "fanno finta" di non sapere come stiano le cose, e dunque lo negano, ma implicitamente (una vecchia astuzia), questo sì.
    La spesa per interessi è oggi qualcosa come 80 miliardi di euro l'anno.
    La spesa pubblica primaria italiana non ha niente di scandaloso rispetto ad altri paesi consimili, anzi, è relativamente parlando piuttosto bassa. Ti ricordo che l'Italia è andata spesso in avanzo primario.
    Sei vai qui sotto, trovi qualche numero e qualche conto, di quelli che tu giustamente dici bisogna considerare:
    http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml
    Naturalmente, questo non significa che la spesa pubblica sia esente da critiche, ma non tanto per il quantum, quanto per il come e il cosa. Ma sono aspetti secondari.
    Mi aspetto tue critiche.
    Cordiali saluti.

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