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giovedì 6 settembre 2012

Heil Luther!

Martin Luther and frau Merkel

Ok è tipico. Nei periodi di crisi parte sempre la ricerca dei colpevoli. La peste poteva essere causata dai Filistei o dai peccatori incalliti, lo sfacelo economico-sociale della Germania degli anni '20 dai giudei cattivi e così via.
Oggi però no, almeno non nell'Occidente civilizzato, democratico e secolarizzato. Giusto? E invece nisba.
Ai tempi della crisi economica, mentre sui giornali della stampa "libera" (da chi?) ci si rivolge ad interi stati europei con il simpatico epiteto di "maiali" (i famigerati PIIGS ovvero Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) quotidianamente si leggono invettive dai toni se va bene paternalistici ("fate i compiti a casa", "guadagnate credibilità", ecc...) e se va male espressamente razzisti.
Spesso prendono piede addirittura pulsioni autolesioniste: persino organi di stampa italiani partecipano alla fiera del luogo comune per spiegare fenomeni complessi, come nel caso di questo strambo quanto pericoloso articolo in cui si sostiene la superiorità culturale "protestante-germanica" rispetto a quella "italo-cattolica".
Strambo perché, come notano alcuni commentatori dell'articolo, in Germania la mentalità cattolica-corrotta-papista dovrebbe essere anch'essa abbastanza radicata, visto che se i tedeschi di fede protestante sono il 31%, i cattolici sono ben il 30%.
Ma soprattutto risulta logicamente traballante il collegamento tra i valori de "lo studio, la morigeratezza dei consumi ed il lavoro come forma di perfezionamento morale" e l'"efficienza della classe dirigente tedesca" che surclassa perciò quella "italo-cattolica corrotta".
Peccato però che alcuni tra i paesi con i più alti indici di sviluppo al mondo, come Cina ed India, abbiano tassi di corruzione altissimi e le loro democrazie lascino ancora "un tantino" a desiderare...
Ed in effetti non si spiega nemmeno come mai l'Italia del Dopoguerra sia riuscita a diventare la sesta potenza industriale al mondo: probabilmente all'epoca la nostra classe dirigente seguiva segretamente corsi di luteranesimo.
Ironia a parte, il punto è che spiegare fenomeni di crisi economica come quelli che stiamo vivendo in questi anni con strumenti socio-culturali, spirituali, filosofici o religiosi è un errore metodologico che si presta a strumentalizzazioni di stampo razzista anche quando le intenzioni sono diverse, come immagino lo fossero per l'autore del pezzo citato ed in molti altri casi analoghi.
Lasciamo perdere la caccia alle streghe, almeno nel 2012, pensiamo a studiare.

P.S. : tengo a precisare che non intendo negare le influenze culturali, religiose e pure filosofiche sulla società, sugli uomini e quindi anche sull'economia: ma una cosa è tenerne conto per analizzare tradizioni, usi, costumi, un altro usarle per spiegare fenomeni di natura macroeconomica.

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